Testo critico di Fausto Gozzi
Uno scritto che voglia testimoniare dell'ormai ventennale percorso artistico di Emilio Mattioli, potrebbe incominciare anche dalla descrizione fisica del pittore; questa assimilazione di aspetti esteriori non può essere considerata un espediente, anche perchè tante volte questo parallelismo più o meno stretto è stato riscontrato.
Si tratta di un insieme di analogie assolutamente inspiegabili ed anche misteriose che intercorrono fra la pittura e la figura dell'artista, il suo modo di muoversi, di gestire le amicizie, di offrirsi al punto; così la sua presenza fra le tele ed i colori è strettamente correlata alla sua figura e con essa agli oggetti che dipinge.
Uno scritto che voglia testimoniare dell'ormai ventennale percorso artistico di Emilio Mattioli, potrebbe incominciare anche dalla descrizione fisica del pittore; questa assimilazione di aspetti esteriori non può essere considerata un espediente, anche perchè tante volte questo parallelismo più o meno stretto è stato riscontrato.
Si tratta di un insieme di analogie assolutamente inspiegabili ed anche misteriose che intercorrono fra la pittura e la figura dell'artista, il suo modo di muoversi, di gestire le amicizie, di offrirsi al punto; così la sua presenza fra le tele ed i colori è strettamente correlata alla sua figura e con essa agli oggetti che dipinge.
Taciturno, alto e magro, uno sguardo ironico ed i capelli tagliati come i lineamenti del viso, squadrato, spazioso e notevolmente espressivo.Nella sua casa è anche possibile vedere gli oggetti che diventano i soggetti delle sue opere; è opportuno rilevare che si sono fra i più insignificanti eppure Mattioli li osserva con quella concentrazione che può assomigliare più ad un distacco al fine di captarne, oltre all'apparenza più consueta e banale, quello che non si vede ma c'è o ci dovrebbe essere oltre la forma ultima delle cose, cioè l'essenza, la sostanza di un qualcosa di inesprimibile che c'è nella forma e deve essere espresso grazie alle sole proprie capacità ed al proprio lavoro.
Non è facile vedere il pittore al lavoro, neppure per gli amici più stratti che frequentano il suo studio in Via Donati a Cento; io forse posso considerarmi un privilegiato dato che sono qui a testi moniare attraverso quale lentezza vviene la maturazione di una sua opera, elaborata per settimane poi ripresa a distanza anche di mesi quando poteva finire già finita, attraverso disegni e numerose prove di colore.
Questa sua lentezza non dipende dal fatto che il pittore può anche avere dei pentimenti più o meno frequenti, egli difficilmente modifica l'impianto originario dell'opera, anche perchè ogni millimetro di superficie dipinta viene risolto con cura a punta di pennello, attraverso una padronanza quasi assoluta della tecnica espressiva; pertanto la sua lentezza dipende più dall'operazione intellettuale che deve compiere l'occhio rivolto al concetto dell'oggetto da dipingere, oltre la sua pura apparenza a favore di una poetica dell'assenza, concedendo, con ciò, più peso ai rimandi e ai richiami evocativi che non all'oggetto dipinto fine a sé stesso.Ogni variazione chiaroscurale così ottenuta non corrisponde solo a una semplice correlazione naturalistica, ma a una specie di termometro di questo suo personale concetto di naturalismo metafisico; ci troviamo quindi di fronte a d un pittore che tende a farci riflettere sull'apparenza delle cose, sulla verosimiglianza più o meno presunta di una riproduzione pittorica rispetto al proprio modello e che soprattutto cerca di risvegliare in noi quella rete di connessioni intellettuali che arricchiascono aprendoci nuovi orizzonti sulla lettura delle cose, spalancando quello spirito creativo tanto necessario a ciuscuno di noi.(...)